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articoli dei soci

Effettuare un piccolo impianto idrico per l’allevamento

Il nostro tempo libero, (come allevatori) lo mettiamo a disposizione della nostra passione, purtroppo non è mai abbastanza e il più delle volte siamo costretti a mollare tutto perché altri impegni prioritari richiedono la nostra presenza altrove.

Per velocizzare le nostre pratiche in allevamento ho fatto un piccolo impianto idrico, e spero possa tornare utile anche ad altri allevatori, certo non risolve il problema del tempo, però in qualche modo aiuta o almeno questo è il mio pensiero.

Per prima cosa ho fatto un piccolo progetto per calcolare il materiale occorrente, ognuno ha le proprie esigenze, e l’impianto può essere piccolo o più grande.

In base alla grandezza ho acquistato:

  • Vari raccordi che permettono di allacciarsi alla rete idrica di casa, e nei vari punti che interessano.
  • Rubinetti.
  • Gomma del tipo elastico (nel mio caso ho adoperato due tipi, uno del diametro di 6 mm. e uno di 8 mm.)
  • Un raccordo speciale che permette di attaccarsi con più raccordi.

Nella foto vediamo il particolare dei raccordi usati per portare l'acqua nei vari punti di interesse.

Il rubinetto

Il raccordo speciale che permette l'attacco di più punti, nella foto si vedono i due tipi di gomma usati, l'azzurro è del diametro 8 mm., il blù è del diametro 6 mm.

In questa foto si vedono le diramazioni che permettono di portare l'acqua dove occorre.

Il rubinetto funzionante

I vari punti di distribuzione dell'acqua.

Con questo sistema si ha la comodità di avere l’acqua dove interessa senza ricorrere a dei recipienti per portarla, inoltre se una persona è assente per qualche giorno dall’allevamento con il sistema del rubinetto ci consente di poter dosare il flusso dell’acqua a goccia per essere sicuri che i nostri amici alati non rimangano senza.

Nel mio caso essendo all’aperto, nel periodo invernale dovrò assolutamente chiudere l’impianto per evitare rotture.

Testo e foto di CASAGRANDE GIUSEPPE

LA COLTIVAZIONE DEL PANICO

Coltivare piante spontanee e semi è da sempre un modo per fornire ai nostri uccelli alimenti molto validi sia dal punto nutritivo che qualitativo, tra queste il panico è sicuramente uno tra i più graditi a moltissime specie anche di grande dimensioni come ara, amazzoni e cenerini.

Coltivarlo, non presenta grosse difficoltà, una volta  preparato il sovescio in modo da renderlo friabile, si può concimare leggermente usando letame o humus, senza esagerare sulle quantità, essendo pianta spontanea non richiede particolarmente un terreno ricco, si ricavano dei cumuli, questi servono a consentire un buon drenaggio, sono sufficienti pochi cm di altezza a garantire un’ottima germinazione dei semi.

piantine giovani

Preferire terreni aperti, in pieno sole, ben drenati, fertili e che mantengano una buona umidità.

La semina avviene in luna calante tra fine marzo e primi aprile, dipende anche dal luogo e clima, ma generalmente risulta il periodo migliore.

Si preparano i semi sgranando le spighe poco prima della semina, questo serve a garantire una buona conservazione del seme stesso, si procede quindi a seminare preferibilmente in file sul cumulo, spargendo pochissimi semi in modo da garantirne un’ottima distribuzione delle piante, devono risultare rade e ben distribuite.

Una volte nate, si puliscono dalle infestanti, stando attenti a non strappare e danneggiare il panico.

Si può spargere dell’urea quando hanno raggiunto una decina di cm di altezza, questo serve ad irrobustire il gambo garantendo una buona resistenza ai venti ed eventi atmosferici.

Quando spuntano le spighe , si deve procedere a copertura con reti anti – passero, i filari lunghi e stretti, consentono una più facile copertura ed anche una maggiore facilità di cure e raccolto.

piante pronte ad essere consumate immature

La raccolta avviene tra agosto e settembre, ma solo quando le carassidi cambiano colore, passando da verde ad arancio dorato, raccolte in mazzi e messe ad asciugare in ambiente ventilato ed asciutto, si conservano per tutto il periodo invernale.

L’uso di spighe allo stato immaturo, raccolte tra giugno ed agosto, sono particolarmente nutrienti e ricche di vitamine e sali minerali, motivo per cui si possono usare con regolarità in fase di allevamento.

Oltre al panico giallo, si possono seminare il panico rosso, miglio, radicchio, avena, girasole e altri semi facilmente coltivabili nel nostro territorio.

testo e foto di Casagrande Attilio

IL PARROCCHETTO MONACO

Questo simpatico parrocchetto, originario del Sud America, cattura l’interesse di molti allevatori.
Il suo allevamento non rappresenta delle grosse difficoltà, (animale molto robusto e resistente) ma come in tutte le specie ci vuole una certa attenzione.
Volevo illustrare un accorgimento che ho adottato da qualche anno, e trovo che sia efficace.
Ci troviamo di fronte ad una specie che rientra nella CITES, e quindi deve sottostare a tutti quegli obblighi che la legge ci impone (denunce di nascita, cessioni ecc.), già da qualche tempo come allevatori siamo obbligati a dotare i nostri soggetti con un segno di identificazione, quello più facile è l’anellamento, che consiste nel mettere un anello del diametro appropriato in una zampa quando il soggetto è ancora piccolo, così da risultare inamovibile a crescita completata.
Questa specie in natura ama ritrovarsi in colonia, e costruisce dei grossi nidi sugli alberi fatti di rami intrecciati, se si volesse fare in questo modo in cattività, sicuramente sarebbe il metodo migliore,
(foto scattata al parco dei pappagalli di Latisana)

però renderebbe quasi impossibile l’anellamento dei piccoli.
Per ovviare a questo ho messo a disposizione alle coppie delle cassette-nido le cui dimensioni sono all’incirca 30 cm. x 30 cm. di base per un’altezza di 50 cm.

all’interno ho inserito adattandola una cassetta di quelle che vengono adoperate dai fruttivendoli per mettere la frutta e la verdura.

Una volta ultimato l’inserimento, l’interno della cassetta-nido risulta parzialmente rivestita da una specie di griglia.

favorendo così da parte dei parrocchetti l’inserimento di piccoli rami e quindi hanno la possibilità di costruirsi il nido, rispecchiando un po quello che succede in natura, consentendo all’allevatore di poter accedere al nido e  poter eventalmente intervenire in caso di bisogno (anellamento, controllo ecc.).

testo e foto di Casagrande Giuseppe.



L’ALIMENTAZIONE DEGLI UCCELLI

L’utilizzo di erbe e piante spontanee, la raccolta di erbe, semi e bacche, rende più completa la dieta degli uccelli, l’apporto di sali e vitamine dei semi freschi e lattiginosi, integrano in maniera naturale il fabbisogno di questi elementi indispensabili alla salute.

In natura gli uccelli trovano questi alimenti solo in certi periodi dell’anno, questo stà a significare che il fabbisogno di certi alimenti favoriscono le normali funzioni dell’organismo, basta pensare alla delicata fase della muta o il periodo precedente alla stagione fredda che richiede un aumento di grassi, o la preparazione alla riproduzione.

I nostri uccelli sono invece spesso alimentati solo con misti secchi, cosa del tutto innaturale se si pensa che sono a disposizione solo tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, in questo periodo infatti una dieta ricca di oli,  porta gli animali ad un aumento di peso, utile a sopportare il periodo successivo che farà precipitare le riserve di grasso.

La selezione naturale provvede ad eliminare soggetti deboli che cadono vittima dei rigori invernali, quelli che invece sopportano il periodo di magra, si trovano pronti per affrontare il periodo riproduttivo, avere dunque soggetti in forma fisica perfetta, aumenta il numero di uova feconde, anche le ritenzioni dovute ad eccesso di grasso, sono meno frequenti nelle femmine, un aumento di proteine e sali minerali invece favorisce tutte le funzioni legate alla riproduzione.

L’allevamento dei pulli richiede un notevole apporto di proteine, molte specie normalmente granivore, cambiano completamente il tipo di alimenti, sono infatti gli insetti abbondanti n questa stagione ad essere la percentuale maggiore nella loro dieta, la successiva fase di svezzamento, richiede sali minerali e vitamine per completare lo sviluppo delle piume e struttura muscolare, i germogli, erbe e fiori, completano l’apporto di tali sostanze.

Frutta, ortaggi, ed erbe prative nella stagione calda sono alimenti più appetiti, una muta difficoltosa e lunga è spesso dovuta a carenza di sostanze presenti in questi alimenti che non devono mancare per avere soggetti sani e robusti.

testo e foto Casagrande Attilio

La Rosella di Pennant

Platycercus Elegans

Questo parrocchetto dalla taglia media (36 cm) è molto appariscente nella livrea rosso e blu, è sicuramente tra le specie più allevate sebbene d’indole aggressiva, come del resto tutto il genere Platycercus, classificato in tre sottospecie:

- Platycercus Elegans

- Platycercus Nigrescens, leggermente più scura e più piccola di taglia

- Platycercus Melanoptera, con colori blu più accentuati e di taglia leggermente superiore a quella nominale

Le tre sottospecie convivono nell’Australia Sud-Orientale, precisamente dal Queensland al Sud-Est dell’Australia meridionale, e la loro diffusione sia in natura che in cattività ha dato origine a diverse mutazioni: blu, cynamon, pastello, argento, arancio, ecc.

I maschi si distinguono con una certa facilità per la testa più grande e soprattutto per l’attaccatura del becco più larga, caratteristica a mio avviso molto pronunciata quando i giovani sono nel nido per identificarne il sesso, e vantaggioso al momento dell’inanellamento. Questo avviene circa all’ottavo giorno dalla nascita, utilizzando un anello di 6 mm di diametro.

Per quanto riguarda la riproduzione, è bene formare le coppie in età giovanile, o comunque prima che il maschio raggiunga il culmine dell’età riproduttiva, che avviene tra i 16 e i 22 mesi. La femmina va introdotta nella voliera del maschio con molta cautela, tenendola per alcuni giorni in una gabbia per farli avvicinare senza il rischio che           questa venga maltrattata o addirittura uccisa in pochi minuti dal maschio. Se il maschio persiste in comportamenti eccessivi, è opportuno fargli tagliare in senso longitudinale alcune penne dell’ala per rendergli più difficoltosi i movimenti e quindi l’inseguimento, a volte estenuante, della compagna.

Visto il carattere dei soggetti, lo spazio è una componente fondamentale per un proficuo allevamento: le voliere devono avere 3-4 m di lunghezza per almeno 80 cm di larghezza. La maglia della rete deve essere preferibilmente 2 x 2 cm, da evitare quella plastificata che andrebbe sicuramente rosicchiata ed ingerita; infine 2 o 3 posatoi posti ai lati della voliera garantiscono libertà di volo e movimento a questi dinamici parrocchetti.

Il nido và posizionato nel posto più tranquillo e rialzato, deve avere base 20 x 30 cm e 50 cm di altezza con foro di entrata dio 8 cm di diametro. Le tavole di legno devono avere 2 cm di spessore ed una depressione sul fondo con trucioli (anche se la femmina provvederà quasi sempre ad eliminarli), che contribuiscono a tener raccolte le uova, covate esclusivamente dalla femmina per 22 giorni. Una volta nati, sarà il maschio ad imbeccare i piccoli, che lasceranno il nido solo dopo 5-6 settimane di vita. Particolarmente sensibili alla Verminosi, i piccoli vanno sistematicamente sverminati dopo l’involo per non perdere facilmente l’intera nidiata.

Durante l’allevamento la dieta dei nidiacei prevede una miscela di semi per parrocchetti a cui vanno somministrate razioni giornaliere di semi germogliati e un buon pastoncino arricchito con qualche tarma della farina e un 10% di pastoncino per insettivori. Frutta, verdura ed erbe prative di vario genere garantiscono l’apporto indispensabile di vitamine, e l’aggiunta di uno spicchio d’aglio nell’acqua da bere aiuta la prevenzione di parassiti intestinali.

Raggiunta la completa indipendenza è bene separare i giovani dai loro genitori che sarebbero istintivamente portati ad aggredirli con lo scopo di allontanarli prima di deporre la covata successiva.

I soggetti giovani possono essere avvicinati ed addomesticati se tenuti isolati dai loro simili, proprio grazie alla loro indole irrequieta, dinamica ed estremamente curiosa. Va tenuto comunque presente che non sono certo da tenere sul trespolo, ed una volta raggiunta la maturità sessuale dimostreranno sicuramente l’aggressività intrinseca del loro carattere. Senza dubbio il contatto con l’uomo li renderà migliori soggetti d’allevamento, poiché dimostrandosi calmi e senza timore dell’uomo, trasmetteranno questa sicurezza anche alla loro prole. Resta il fatto che non sono adatti a voliere miste e sono territoriali nei confronti di altre Roselle e specie affini come i Gropponi, ed è dunque bene sistemarli lontano da altri soggetti.

Una volta ambientati si dimostreranno rustici e resistenti, caratteristiche che, sommate alla loro livrea, tra le più belle che la natura abbia creato, li renderanno irresistibili a chiunque li voglia allevare.

testo e foto  Casagrande Attilio

IL DIAMANTE MANDARINO

(Taeniopygia (Poephyla) Guttata Castanotis)

Anche se  questo piccolo estrillide australiano viva preferibilmente in piccoli gruppi,  si alleva anche in coppia, può rimanere tutto l’anno in una voliera esterna, purché  riparato dalle correnti d’aria. Si riproduce  tutto l’anno se gli viene messa a disposizione una cassetta-nido di cm 12x12x12, con foro d’entrata di cm 3,5-4. Il materiale d’imbottitura é costituito da: barbe di palma, peli di cocco, fili di juta o canapa, fili d’erba e piccoli ramoscelli. Depone dalle 3 alle 6 uova, che cova per circa 13-16 giorni. I piccoli vanno alimentati mettendo a disposizione dei genitori pane secco, verdura fresca, centocchio, dente di leone, cicoria, spinaci, radicchio e pastoncino all’uovo per canarini.

La miscela é composta da:

-30% miglio (10% miglio rosso, 10% miglio giallo, 10% miglio bianco)

-40% panico

-30% misto per canarini

Si può somministrare questa miscela per tutto il periodo dell’anno, facendo attenzione a mettere a disposizione sempre del pane secco.

testo e foto  Casagrande Attilio

Semi ammollati e cotti

come si preparano

Preparare un misto per colombi: frumento,piselli, mais, veccia, durra, favino,avena,risone,girasole,fagiolini, azuchi,canapa,lino.
Dopo aver sciacquato i semi in acqua fredda, si immergono per 5-6 ore, si risciacquano,cambiando l’acqua e si immergono ancora per 4-5 ore,si scolano e si fanno germinare per tutta una notte allargandoli in un contenitore , lo spessore dei semi non deve superare 1,5 cm, meglio coprirli con uno straccio umido per evitare che  si secchino troppo.
Al mattino si risciacquano e si mettono in una pentola capace, si aggiunge acqua fino a coprirli e si porta ad ebollizione , mantenendo il bollore al minimo si lasciano per 10-15 minuti, poi si colano e sono pronti da servire, si può aggiungere a piacere: aglio,couss couss, ortica,Sali minerali, verdure e frutta a pezzetti, peperoncino, e integratori vari a seconda del fabbisogno .
Attenzione alla massima cura e igiene nella preparazione di tale alimento,i contenitori devono essere sempre lavati togliendo tutti i residui che non vengono consumati, nella fase di ammollo con il periodo caldo è bene aggiungere un cucchiaio di aceto di mele o altro antibatterico per evitare il formarsi di muffe, meglio adoperare prodotti naturali come aceto,estratto di semi di pompelmo ecc . evitando amuchina o steramina che alterano il gusto ai semi. Tale alimento è indispensabile nell’allevamento dei piccoli, ma utile anche come mantenimento tutto il periodo che va dalla riproduzione alla muta compresa in quanto risulta digeribile e con basso contenuto di grassi.

Questi sono particolarmente adatti nell’allevamento di pappagalli,  cambiando semi si possono utilizzare anche per altre specie.

testo . Casagrande Attilio


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